cosa fare per risparmiare energia

Cosa fare per risparmiare energiaL’energia rappresenta un elemento fondamentale per l’attività e lo sviluppo della nostra società. La produzione e il modo di utilizzare l’energia giocano un ruolo determinante nella sostenibilità di un modello di vita come il nostro che si basa su una richiesta sempre maggiore di servizi, quindi di energia, con un conseguente crescente sfruttamento di risorse naturali e un eccessivo rilascio di rifiuti.
Nelle case italiane si consumano ogni anno circa 27,5 milioni di tonnellate di petrolio (Mtep), che corrispondono circa al 18% dei consumi totali. Gran parte dell’energia che consumiamo serve per riscaldarci e negli ultimi anni anche per raffrescarci, infatti in corrispondenza dei periodi estivi con temperature elevate si rilevano dei grossi picchi di consumo di energia elettrica.
Risparmiare energia vuol dire inquinare di meno, rispettare l’ambiente, ma anche, cosa non trascurabile, risparmiare denaro.
Ciascuno di noi, nel rapporto con il luogo in cui vive e nei comportamenti quotidiani, può operare delle scelte tali da consentire l’ottenimento di significativi risultati in termini di risparmio energetico e tutela ambientale.
Infatti spesso è sufficiente porre maggiore attenzione ai problemi energetici già in fase di realizzazione o di ristrutturazione dell’edificio, tenendo in maggiore considerazione aspetti che talvolta vengono posti in secondo piano.
Inoltre, mediante un uso razionale dell’energia, che si manifesta anche attraverso piccoli accorgimenti o comportamenti da assumere quotidianamente all’interno delle nostre abitazioni, è possibile ottenere lo stesso confort consumando meno energia.

L’Orientamento:
L’esposizione della casa e le caratteristiche del suo "involucro" hanno effetti importanti sul consumo di energia. La sua collocazione influisce notevolmente sul comportamento termico sia in inverno che in estate, poiché al variare della forma di edificio e dell’orientamento variano l’esposizione al sole ed al vento.
In inverno l’obiettivo è quello di massimizzare gli apporti solari e di proteggersi dai venti, in estate invece è necessario dissipare il calore e limitare gli apporti solari. Alle nostre latitudini in inverno il sole sorge a Sud-Est e tramonta a Sud-Ovest, rimanendo relativamente basso sull’orizzonte. In estate invece il sole sorge a Nord-Est e tramonta a Nord-Ovest dopo aver percorso un arco più alto nel cielo; gli angoli di incidenza rispetto ad una superficie orizzontale sono infatti, in media, pari a circa 30 gradi in inverno e 65 gradi in estate.
In generale una esposizione a Sud permette una migliore insolazione in inverno quando il sole è quasi perpendicolare alla parete ed una riduzione degli apporti solari in estate quando il sole alto incide sulla parete con molta inclinazione. E’ quindi a Sud che devono essere preferibilmente collocati gli ambienti maggiormente utilizzati e le vetrate più ampie.

La Vegetazione:
L’utilizzo di alberi attorno alla casa crea ombreggiature, favorisce la ventilazione in estate e protegge dai venti in inverno: può quindi svolgere un ruolo importante anche ai fini di un miglioramento del microclima.
La quantità di radiazione solare trasmessa attraverso gli alberi ad alto fusto e foglie caduche è infatti del 15-30% in estate (quando la pianta è piena di foglie), del 55-65% in inverno (rami senza foglie).
La vegetazione inoltre può essere usata per frenare il vento in inverno con filari sempre verdi o per incanalarlo d’estate con una vegetazione decidua.

Il Prato:
Anche un prato costituisce uno strumento per la riduzione del calore durante l’estate. 
Un pavimenti di asfalto o privo di vegetazione rilascia nelle ore notturne il calore accumulato durante il giorno, ritardando il refrigerio notturno; la vegetazione al contrario, assorbe la radiazione solare, compensa in parte l’emissione di calore dai muri caldi e contribuisce a mantenere più fresco l’ambiente esterno.

L’Isolamento termico:
In inverno una parte del calore prodotto dalla caldaia si disperde verso l’esterno, mentre in estate il caldo penetra dentro la casa attraverso le pareti e gli infissi. Possiamo ostacolare il cammino del calore con opportuni sistemi di isolamento "le coibentazioni".
L’isolamento delle pareti esterne della casa (dall’esterno, dall’interno e nell’intercapadine) consente un risparmio sulla bolletta del gas pari al 20-25%. Circa l’80% delle dispersioni di calore passa attraverso le finestre, le pareti ed il tetto e la restante attraverso i cattivi infissi di porte e finestre.
E’ opportuno coibentare i cassonetti che rappresentano un punto di notevole dispersione di calore.
L’isolamento delle pareti dall’esterno (sistema a cappotto) è normalmente la soluzione più efficiente ed è conveniente soprattutto quando è previsto un rifacimento della facciata e quando non è presente un’intercapedine nei muri esterni.
L’isolamento delle pareti dall’interno, ottenuto applicando un pannello di materiale isolante, è meno costoso, consente un isolamento più selettivo ad esempio solo nelle stanze più fredde), ma riduce lo spazio abitabile e può richiedere la rimozione di radiatori e prese elettriche.
L’isolamento delle pareti, ottenuto inserendo, nell’intercapedine (quando è presente) un materiale isolante, è un intervento non troppo complicato né eccessivamente costoso.
Tra tutte le superfici esterne spesso il tetto è quello che disperde più calore: isolare il sottotetto adagiando l’isolante sul pavimento del solaio non è difficile ed è solitamente poco costoso.
Molto spesso le cantine e i garage disperdono il calore proveniente dai locali superiori abitati e riscaldati: in questo caso è utile isolare il soffitto dei locali non riscaldati.
Anche le finestre contribuiscono a disperdere calore bisogna allora sostituire quelle vecchie, dotate di un solo vetro, con altre dotate di vetro-camera oppure aggiungere un secondo serramento dietro o davanti a quello esistente. Non occorre "sigillare" la casa, soluzione che provocherebbe problemi di muffe, condensa, ed in generale un’aria malsana all’interno delle abitazioni, è consigliato a questo proposito arieggiare gli ambienti tenendo aperte le finestre per non più di 10-15 minuti al giorno per non abbassare troppo la temperatura interna.

L’Impianto Termico:
Ogni anno in Italia, per riscaldare le nostre abitazioni bruciamo circa 14 miliardi di metri cubi di gas, 6,5 miliardi di litri di gasolio, oltre a 2,4 milioni di tonnellate di combustibili solidi, come il carbone e la legna. E così facendo si riversano nell’aria circa 370.000 tonnellate di sostanze inquinanti come ossidi di zolfo e di azoto, monossido di carbonio e oltre 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Il riscaldamento infatti oltre a pesare sulla bilancia energetica risulta essere, dopo il traffico la maggiore causa dell’inquinamento delle nostre città.

Da alcuni anni, tutta la normativa che riguarda la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti di riscaldamento è stata modificata con l’obiettivo di contenere i consumi di energia. 
La legge n.10/91 e i successivi decreti di attuazione, in particolare il D.P.R. 412/93 e le sue successive modifiche, hanno trasformato i più recenti criteri tecnici per l’uso razionale dell’energia in disposizioni alle quali tutti devono attenersi.

Gli edifici nuovi, costruiti dopo il 01/08/1994 devono essere progettati e realizzati in modo da rispettare le nuove normative. Queste considerano l’impianto termico e l’edificio come un unico sistema che deve essere quanto più possibile efficiente dal punto di vista energetico e, naturalmente, sicuro. Anche nel caso di ristrutturazione dell’impianto termico, installazione di un nuovo impianto in edificio esistente e di sostituzione della caldaia con potenza superiore a 35 kW è obbligatorio depositare presso il Comune una relazione tecnica nella quale sono riportati i dati progettuali che devono rispettare i parametri di legge.

Per sfruttare al meglio l’energia contenuta nel combustibile e per garantire la sicurezza e proteggere l’ambiente, l’impianto di riscaldamento deve essere ben tenuto e correttamente regolato. La legge impone un intervento di controllo e manutenzione almeno una volta all’anno e un controllo dei fumi, con cadenze diverse a seconda della potenzialità del generatore di calore, che nel caso di caldaie sotto i 35 kW risulta essere una volta ogni due anni. I dati dei controlli vanno riportati sul libretto di impianto o di centrale.

L’operatore preposto al controllo e all’eventuale manutenzione dell’impianto termico deve obbligatoriamente redigere, ogni qualvolta intervenga, il rapporto di controllo tecnico apponendo la propria firma per assunzione di responsabilità e rilasciando una copia al responsabile dell’impianto che deve firmare per presa visione. Nel rapporto di controllo tecnico sono riassunte tutte le operazioni minime che l’operatore deve eseguire indicando la positività o meno della verifica compiuta. Sulla base dei risultati delle verifiche condotte, l’operatore può formulare osservazioni, raccomandazioni o prescrizioni alle quali l’utente deve attenersi.

Se dalla manutenzione dell’impianto ed in particolare dall’analisi dei fumi del generatore di calore dovesse emergere un basso rendimento bisogna provvedere, entro 300 giorni, alla sostituzione del generatore stesso con uno ad alto rendimento (per questo intervento oggi si può beneficiare di agevolazioni fiscali). 
Nelle caldaie convenzionali i fumi escono ad un’alta temperatura. Si tratta di prezioso calore buttato via e questo è uno spreco che costa caro. Oggi in commercio esistono delle caldaie dette a "condensazione" perché riescono a recuperare questo calore residuo sottraendolo ai fumi stessi e permettendo così dei risparmi fino al 20% di combustibile.

E’ consigliato mantenere in inverno una temperatura non superiore i 20°C (la legge impone un massimo di 22°C) perché innalzare la temperatura anche solo di 1°C vuol dire aumentare i consumi circa dell’8%.

Durante la notte è consigliato mantenere il termostato a 16°C.

La legge pone l’obbligo di avere un sistema di programmazione (cronotermostato) della temperatura nell’arco delle 24 ore, se a questo sistema si aggiunge l’uso di valvole termostatiche su ogni radiatore si ottiene lo scopo di equilibrare meglio, dal punto di vista termico, le diverse zone dell’alloggio o dell’edificio con considerevole risparmio d’energia che in taluni casi può raggiungere anche il 20%.

Negli ultimi anni, anche per la maggiore diffusione del metano, molti hanno scelto di sostituire l’impianto centralizzato con impianti individuali. Le ragioni di questa tendenza sono note a tutti: con un impianto autonomo si ha maggiore libertà nella gestione del riscaldamento, cioè nella scelta dei tempi e delle temperature. Esistono anche alcuni svantaggi degli impianti autonomi:


1) non si possono dividere con nessuno le spese obbligatorie di manutenzione periodica;
2) il rendimento delle caldaie individuali è, in generale, minore di quello di una caldaia 
centralizzata;
3) le responsabilità dell’esercizio e manutenzione dell’impianto diventano di ogni singolo utente mentre con il centralizzato tali responsabilità sono dell’amministratore;
4) i lavori di trasformazione sono spesso molto onerosi, basta pensare all’obbligo di realizzare canne fumarie o camini con sbocco a tetto, al costo della caldaia e al costo di un progetto che obbligatoriamente è necessario far redigere da un professionista abilitato ed iscritto in un albo professionale; 
5) ed infine, la sicurezza che non dipende solo da un unico generatore, ma da un numero di apparecchi a volte anche molto elevato.

E’ bene ricordare che la trasformazione da impianto centralizzato ad autonomo, anche nel caso di singolo distacco, è considerata una ristrutturazione dell’impianto termico e quindi soggetta al rispetto di alcune norme e vincoli specifici:

  • ogni caldaia individuale deve essere dotata di canna fumaria o camino con sbocco a tetto;
  • prima di iniziare i lavori è necessario presentare un progetto, in duplice copia, al Comune.

Negli impianti centralizzati l’uso combinato delle valvole termostatiche e dei contabilizzatori d’energia consente di stabilire con precisione i reali consumi di ciascun utente con la conseguenza di mantenere i vantaggi di un impianto centralizzato e contemporaneamente avere la possibilità di gestire l’impianto autonomamente.

Le ragioni sopra esposte possono rendere conveniente la scelta di mantenere l’impianto centralizzato installando un sistema di contabilizzazione del calore applicando la ripartizione delle spese.

Il tipo di apparecchiature da installare ed i relativi costi dipendono molto dal sistema di distribuzione dell’impianto e dal grado di automatismo nella gestione che si vuole realizzare.
L’installazione di un sistema di contabilizzazione, specialmente in edifici esistenti, deve essere affidato ad una ditta specializzata che prima di procedere deve verificare il sistema di distribuzione del fluido termo-vettore esistente, l’adeguatezza della caldaia e dei radiatori.

Qualunque sia il tipo di radiatore installato è importante non ostacolare la circolazione dell’aria; è quindi sbagliato nasconderli dietro copritermosifoni o dietro le tende: la copertura dei radiatori può comportare uno spreco di energia fino al 40%.
Se il radiatore è posto su una parete esterna è consigliabile inserire tra radiatore e parete un pannello isolante con la faccia riflettente rivolta verso l’interno.

Cercare di porre rimedio alle eventuali perdite di calore dovute al cattivo isolamento delle tubazioni, che collegano i corpi scaldanti con la caldaia, facendole coibentare laddove sia possibile.

Periodicamente si può provvedere allo svuotamento dell’impianto con conseguente pulizia interna dei radiatori per aumentare lo scambio termico e quindi l’efficienza.
Nella nostra città è presente da anni il teleriscaldamento da fonte geotermica per cui, in presenza di impianti termici di una certa potenza che di solito sono di tipo centralizzato, è vivamente consigliato il loro allacciamento.

IL Raffrescamento
La temperatura ottimale per gli ambienti in estate è di 26°C con un’umidità del 55%.
Una temperatura, e soprattutto un’umidità, significativamente superiore rende difficile l’attività lavorativa, può provocare sbalzi di pressione ad anziani e malati, richiede al corpo umano di dissipare il calore in quantità superiore a quanto avviene di solito.

Il Ventilatore può evitare pericolosi collassi agli anziani e consente di svolgere attività sedentarie (studio, lavoro d’ufficio). Il suo effetto sul nostro corpo è di favorire la traspirazione (fa evaporare meglio il sudore dalla superficie della pelle), e di migliorare lo scambio di calore tra la pelle e l’aria.

Il Condizionatore è un apparecchio in grado di trasferire calore da un ambiente più freddo ad uno più caldo, operando con lo stesso principio del frigorifero. Un altro effetto del condizionatore è di diminuire l’umidità dell’aria, poiché una notevole quantità di umidità (sottoforma di vapore acqueo) si condensa a contatto con i tubi freddi del condizionatore diventando acqua (ecco perché i condizionatori "sgocciolano").

Alcuni piccoli consigli:

  • regolare il condizionatore in modo tale da non abbassare di troppi gradi la temperatura degli ambienti;
  • non lasciare le finestre aperte durante il funzionamento.

Il condizionatore non serve solo a rinfrescare. I modelli dei condizionatori "a pompa di calore", permettono sia di raffrescare la casa in estate che di riscaldarla nella stagione più fredda anche se è necessario fare attenzione alle temperature molto basse (inferiori a – 5°C) perché la batteria di scambio posta all’esterno potrebbe ghiacciare e quindi la pompa di calore funzionare male.

L’Illuminazione:
In Italia, la quota di energia elettrica destinata all’illuminazione domestica è superiore ai 6 miliardi di kWh, corrispondente a circa il 13,5% del consumo totale di energia elettrica nel settore residenziale.
L’Illuminazione incide sui consumi elettrici di una casa per circa il 10-25%.
E’ possibile ridurre i consumi dal 50% al 80%. Come ?
Illuminare significa consumare energia e quindi spendere: a seconda di quale lampada si sceglie cambiano notevolmente, oltre la qualità di luce ottenuta, anche i consumi.

Tutte le lampade attualmente in commercio possono essere suddivise, in base alla modalità con cui viene generata la luce, in due grandi categorie:

  • ad incandescenza
  • a scarica elettrica in gas (a fluorescenza).

Le lampade ad incandescenza
Le comuni lampadine, le più diffuse nelle nostre case, sono costituite da un bulbo in vetro dal quale è stata tolta l’aria e successivamente riempito con un gas inerte; al suo interno, un filamento di tungsteno attraversato dalla corrente elettrica diventa incandescente, emettendo una certa quantità di luce.
Hanno il vantaggio di costare poco e di essere disponibili in diverse forme. La loro durata è mediamente di 1000 ore e la loro efficienza piuttosto modesta. Emettono luce di tonalità "calda" e l’indice di resa cromatica (capacità di distinguere agevolmente i colori) ha il valore massimo: 100 
Con l’invecchiamento le lampade emettono sempre meno luce (pur consumando sempre la stessa energia) e quindi è bene che, superata la vita media, vengano sostituite.
Vantaggi

  • Ottima resa cromatica
  • Ampia gamma di dimensioni e forme
  • Basso costo

Svantaggi

  • Durata limitata (circa mille ore)
  • Scarsa efficienza (12 lumen/Watt)
  • Elevato calore

Fanno parte delle lampade ad incandescenza anche le lampade "alogene" al cui interno viene introdotta una miscela di alogeni (essenzialmente bromo), che crea un processo di rigenerazione del filamento: quando il filamento raggiunge una determinata temperatura (circa 3000 gradi Kelvin), gli atomi di tungsteno che evaporano dal filamento, dopo essersi combinati chimicamente con gli alogeni, si ridepositano sul filamento per cominciare un altro ciclo. In una lampada normale tali atomi si depositano invece sul vetro del bulbo e lo anneriscono.
Rispetto alle lampade tradizionali hanno una maggiore efficienza luminosa e una durata doppia (2000 ore). Sono usualmente impiegate per l’illuminazione indiretta; in questo caso sono necessarie potenze elevate (200-300 watt) e tale soluzione è tra quelle più inefficienti in quanto circa metà della luce emessa dalla lampada viene dispersa.
Vantaggi

  • Ottima resa cromatica
  • Prezzo contenuto
  • Buon direzionamento della luce
  • Luce gradevole
  • Dimensioni ridotte

Svantaggi

  • Durata ancora limitata (circa 2000 ore)
  • Scarsa efficienza (22lumen/Watt)
  • Alti consumi

Le lampade a scarica elettrica in gas
Alla famiglia delle lampade a scarica in gas appartengono le lampade fluorescenti.
Esse sono costituite da un contenitore di vetro, con elettrodi sigillati all’estremità, all’interno del quale si trovano vapore di mercurio e un gas con particolari sostanze fluorescenti che trasformano le radiazioni ultraviolette invisibili, prodotte all’interno del tubo stesso quando si innesca la scarica nel vapore di mercurio, in radiazioni luminose visibili.
Possiamo suddividere le lampade fluorescenti in:

  • lampade fluorescenti tubolari
  • lampade fluorescenti compatte e compatte integrate elettroniche

Le lampade fluorescenti tubolari sono disponibili, come ricorda lo stesso nome, nelle usuali forme tubolari o circolari (Neon) e in versioni compatte (a basso consumo) con attacco a vite per poter sostituire direttamente le lampade ad incandescenza.
Vantaggi

  • Buona resa cromatica
  • Elevata efficienza (100 lumen/watt)
  • Lunga durata (fino a 12.000 ore)

Svantaggi

  • Dimensioni scomode
  • Attacchi speciali

Le lampade fluorescenti compatte e compatte integrate elettroniche sono state introdotte all’inizio degli anni 80 allo scopo di mettere a disposizione degli utenti sorgenti luminose che, pur avendo dimensioni e tonalità di luce simili a quelle delle lampade ad incandescenza, fossero caratterizzate da un’efficienza luminosa e da una durata di vita notevolmente superiori.
I principi di funzionamento sono simili a quelli dei neon e riducono i consumi di energia elettrica dell’80%. Negli ultimi anni sono molto migliorate in resa cromatica ed attualmente sono disponibili in diverse forme e dimensioni.
La loro durata è di circa 12.000 ore, anche se accensioni e spegnimenti frequenti, possono ridurne notevolmente la durata.
Vantaggi

  • Buona resa cromatica
  • Elevata efficienza
  • Lunga durata
  • Dimensioni modeste
  • Attacco a vite
  • In poco più di un anno il maggior costo iniziale viene ripagato dal minor consumo

Svantaggi

  • Costo iniziale

Chi più spende, meno spende
Da tutto quello che abbiamo detto è possibile constatare che ad un maggior costo iniziale per un determinato tipo di lampada, corrisponde un minor costo di gestione, dovuto a minori consumi e a una vita più lunga.
Possiamo notare come cambia la spesa annua per l’illuminazione a seconda delle lampade che si utilizzano. A titolo di esempio valutiamo tre diverse soluzioni per illuminare un ambiente (soggiorno di 20 mq) prendendo in considerazione un periodo di 5 anni. Il costo del kWh viene calcolato in lire 300.
Ad un costo iniziale modesto per l’acquisto della lampadina ad incandescenza, può corrispondere una spesa elevata per il suo utilizzo. Gli elementi da considerare per calcolare i costi reali dell’illuminazione sono, infatti, l’efficienza, i consumi e la durata della vita delle lampadine.
Per avere l’illuminazione desiderata, potremo scegliere tra 3 lampade ad incandescenza da 100 W, oppure 2 alogene da 100 W, oppure 3 fluorescenti compatte da 25 W o, infine, 3 fluorescenti compatte elettroniche da 20 W.
Se consideriamo il caso di lampade accese per 2000 ore all’anno (in media, poco meno di 6 ore al giorno) in 5 anni dovremo acquistare, nel primo caso ben 30 lampadine ad incandescenza (durano solo 1000 ore l’una) e spendere quindi 60.000 lire; nel secondo 10 lampade alogene (durano 2000 ore l’una) con un costo di 100.000 lire, mentre nel terzo e nel quarto le 3 fluorescenti compatte comprate all’inizio ci dureranno per tutti i 5 anni (durata di ognuna: 10.000 ore) con una spesa di 60.000 lire o 108.000 a secondo del tipo scelto (tradizionale o elettronica).

Quindi, scegliendo le lampade alogene, si ottiene un risparmio di circa 260.000 lire rispetto alle comuni lampade ad incandescenza. Con le lampade fluorescenti il risparmio che si può ottenere sale fino a circa 670.000 lire.
In ogni caso, sostituire le lampade ad incandescenza risulta vantaggioso: l’investimento dovuto all’acquisto delle nuove lampade si recupera in tempi brevi.


Ecco, infine alcuni consigli pratici
Per illuminare correttamente un ambiente non è necessario aumentare la potenza delle lampadine, e quindi i consumi, basta scegliere il tipo di lampada giusta e la posizione più opportuna. Il lampadario centrale non è una soluzione vantaggiosa in termini energetici: è meglio distribuire le lampade in funzione delle attività da svolgere.

Dovendo scegliere un lampadario centrale è meglio utilizzarne uno con una luce sola (una lampada da 100 watt fornisce la stessa illuminazione di 6 lampadine da 25 watt, consumando il 50% in meno), oppure, nel caso di un interruttore doppio si può installarne uno a due luci, una di potenza debole e una di potenza maggiore.

L’Illuminazione con lampada da terra o da parete, è migliore perché non crea zone d’ombra e dà una luce diffusa; si possono utilizzare apparecchi a luce diffusa tipo abatjour oppure apparecchi con lampade alogene.

Per illuminare sculture, quadri, particolari oggetti, l’illuminazione più idonea è quella data dai faretti che creano un fascio di luce diretta.

Nella zona pranzo è meglio utilizzare una luce sospesa concentrata sul tavolo oppure una lampada da terra, con braccio curvo, che illumini il tavolo.

Per le scrivanie sono da preferire le lampade da tavolo con braccio orientabile.

Nei bagni sono sufficienti plafoniere a soffitto o faretti ad accensione separata, vicino allo specchio.

Appliques e plafoniere sono una valida soluzione anche per i corridoi e per tutti gli ambienti di transito che non richiedono una forte illuminazione.

In cucina, oltre all’illuminazione generale, occorre prevedere luci sotto i pensili, sui piani di lavoro e sul piano di cottura da utilizzare solo dove e quando servono.

Mantenere sempre pulite le lampade perché la polvere toglie loro efficienza pur consumando la stessa energia.

Le pareti degli ambienti dovrebbero essere tinteggiate con colori chiari.

Dove sono installate lampade alogene o ad incandescenza normali di una certa potenza, prevedere di far installare un regolatore di luci elettronico che regola la loro intensità luminosa permettendo così di avere l’intensità di luce voluta e, contemporaneamente, ottenere un risparmio energetico.


Gli Elettrodomestici
Le nostre case sono ormai piene di tutti quegli elettrodomestici, quali frigorifero, lavastoviglie, televisori, videoregistratori, radio, forni elettrici e a microonde, robot, phon, scope elettriche, ferri da stiro, di cui non possiamo più farne a meno. Possiamo però utilizzarli in modo più efficiente. Ridurremo così i consumi di energia e quindi l’impatto con l’ambiente, e nello stesso tempo risparmieremo anche denaro.
Il primo consiglio valido per tutti gli elettrodomestici, è di preferire i modelli di più recente produzione, controllando, dove è già presente, l’"etichetta energetica": l’adesivo colorato che si trova su alcuni elettrodomestici e che permette di conoscere caratteristiche e consumi di ciascun modello e di valutarne i costi di esercizio.
Recependo una direttiva europea, nel 1995 è stata introdotta anche in Italia l’etichettatura energetica per frigoriferi e congelatori (divenuta operativa nel novembre del 1998) e da maggio 1999 anche per le lavatrici.
L’etichetta energetica permette di conoscere caratteristiche e consumi e di valutare fin dal momento dell’acquisto i costi di esercizio di ciascun modello.
L’informazione più importante riportata dall’etichetta è relativa all’efficienza energetica. Una serie di frecce di lunghezza crescente, associate alle lettere dalla A alla G, permettono di confrontare i consumi dei diversi apparecchi e di scegliere il frigorifero o il congelatore che consuma meno.
La lettera A indica consumi minori mentre le lettere dalla B in poi indicano consumi via via maggiori. Scegliendo un modello di classe A o B rispetto ad uno di classe C o D (le più diffuse) si può risparmiare dalle 60.000 alle 80.000 lire all’anno.

Frigorifero e Congelatore
I consumi medi dei frigoriferi e congelatori sono circa di 500 kWh all’anno e rappresentano il 27% dei consumi elettrici complessivi.
Poiché il frigorifero rimane sempre acceso, anche piccole variazioni dei consumi tra un modello e l’altro possono, in un anno, garantire un risparmio non trascurabile.
Un frigorifero sovradimensionato consuma più energia del necessario; in una famiglia di 4 persone un frigo di 280-300 litri è più che sufficiente.
Alcuni piccoli consigli:

  • - Prima di acquistarne uno nuovo confrontare i consumi sull’etichetta energetica.
  • - Posizionare il frigorifero o il congelatore in luoghi aerati, lontano da fonti di calore.
  • - Lasciare almeno 10 centimetri dietro, sopra e sotto l’apparecchio. La griglia collocata dietro al frigo ha infatti la funzione di uno scambiatore di calore tra il fluido frigorigeno che porta via il calore dall’interno del frigo e l’aria. La temperatura del fluido è dell’ordine di 40°C e per poter cedere calore all’aria ha bisogno che l’aria stessa non si surriscaldi. Infatti nei climi caldi il frigo può smettere di funzionare.
  • - Regolare il termostato su una posizione intermedia, poiché posizioni più fredde comportano un aumento inutile dei consumi del 10-15%)
  • - Non introdurre mai cibi caldi nel frigo o nel congelatore, poiché il vapore d’acqua contenuto nei cibi si condensa sulle pareti contribuendo alla formazione della brina, con conseguente aumento dei consumi. La brina è infatti un ottimo isolante e quindi ostacola la sottrazione di calore dall’interno del frigo.
  • - Tenere aperto lo sportello il più brevemente possibile.
  • - Non riempirlo in modo tale da impedire la circolazione interna dell’aria (specialmente se si tratta di un modello no-frost).
  • - Controllare periodicamente le guarnizioni dello sportello.

Non dimentichiamo infine i criteri di sicurezza: un elettrodomestico del freddo è un apparecchio elettrico, e come tale va usato:

  • al momento dell’acquisto, controllare che l’apparecchio sia stato prodotto secondo le norme di sicurezza: cercare la scritta obbligatoria CE, il marchio IMQ o altri marchi riconosciuti a livello europeo
  • non toccare l’apparecchio se il pavimento è bagnato, specialmente a piedi nudi
  • verificare, prima di metterlo in funzione, che l’impianto elettrico di casa sia sicuro
  • staccare l’alimentazione elettrica prima di pulire l’apparecchio.

La Lavatrice
Prima di acquistarne una nuova confrontiamo i consumi sull’etichetta energetica, divenuta obbligatoria per le lavatrici dal maggio 1999. Ogni ciclo della lavabiancheria costa in media circa 0,25 € cui vanno aggiunti il costo dell’acqua e detersivo.
Ma con piccoli accorgimenti anche con questo elettrodomestico si può risparmiare fino al 30% sui consumi.
Alcuni piccoli consigli:

  • Utilizzare la lavatrice solo a pieno carico o con il tasto economizzatore.
  • Scegliere correttamente il programma. Quello a 90°C serve esclusivamente per un bucato di tessuti resistenti molto sporchi: si consuma molta elettricità per scaldare l’acqua e molto detersivo (circa il 20% in più) perché, generalmente, questo programma prevede il prelavaggio. La temperatura dell’acqua, inoltre, deteriora più rapidamente la biancheria.
  • Preferire i programmi di lavaggio a temperature non elevate (40°-60°C) considerando che oggi esistono detersivi molto attivi anche a basse temperature, in grado di garantire ottimi risultati.
  • Controllare la quantità di detersivo in base alla durezza dell’acqua, senza mai esagerare: ne serve sempre meno di quanto pensiamo; verifichiamolo con la tabella presente sulle confezioni di detersivo. Quando si usa un’acqua "dolce"(minore di 15 gradi francesi) è sufficiente una dose di detersivo molto inferiore rispetto a quando si usa un’acqua "dura" (maggiore di 25 gradi francesi).
  • Non superare mai le dosi di detersivo consigliate dalle case produttrici, perché il detersivo incide molto sui costi del bucato e concorre all’inquinamento. Facciamo qualche prova di lavaggio con dosi ridotte: può darsi che rimarremo soddisfatti!
  • Pulire frequentemente il filtro: le impurità e il calcare accumulato ostacolano lo scarico dell’acqua.
  • Usare i prodotti decalcificanti insieme al detersivo: evitano la formazione di depositi e facilitano le funzioni del detersivo soprattutto con acqua dura.
  • Evitare se possibile l’asciugatura del bucato attraverso macchine asciugatrici poiché per riscaldare l’aria necessaria all’asciugatura occorre molta energia. Usiamo il sole, costa meno e non inquina.

La lavatrice, da sola, è responsabile di una quota cospicua dei consumi elettrici delle nostre abitazioni; questo consumo è dovuto soprattutto al riscaldamento dell’acqua per il lavaggio, mentre solo una piccola percentuale serve ad azionare il motore.
Alcune lavatrici possono essere alimentate direttamente con l’acqua calda: questa soluzione è particolarmente conveniente se è possibile, ad esempio, collegare la lavatrice direttamente ad uno scaldacqua a gas non troppo lontano oppure ancora meglio uno scaldacqua a pannelli solari; in questo modo si risparmia energia elettrica, i tempi di lavaggio diminuiscono e l’interruttore generale non "stacca" sempre la corrente se si accendono contemporaneamente altri elettrodomestici.

La Lavastoviglie
Oggi esistono apparecchi in grado di offrire risultati migliori rispetto alle vecchie lavastoviglie, con minori consumi di energia elettrica, di acqua e di detersivo. Infatti, diminuendo la quantità di acqua necessaria per un ciclo di lavaggio (in dieci anni si è passati, in media, da 45 a 25 litri) occorre anche meno energia per portare l’acqua alla giusta temperatura ed è sufficiente una minore quantità di detersivo.
Le lavastoviglie tradizionali consumano, per il ciclo più lungo, circa 2,5 kWh; i modelli nuovi, invece, tra 1,4 e 1,8 kWh.
I consumi risultano ridotti drasticamente quando si utilizzano i cicli cosiddetti "rapidi" (circa 0,7 kWh), in quanto diminuiscono i tempi di lavaggio e, di conseguenza, i consumi di elettricità. Per un lavaggio completo i modelli più vecchi hanno bisogno di circa 40 g di detersivo, quelli più moderni solo di 20 g.
Alcune lavastoviglie possono essere alimentate direttamente con l’acqua calda: questa soluzione è particolarmente conveniente se è possibile, ad esempio, collegare l’apparecchio direttamente ad uno scaldacqua funzionante a gas oppure attraverso l’utilizzo di pannelli solari.
Alcuni piccoli consigli:

  • Disporre le stoviglie correttamente nella macchina, avendo cura di asportare i residui più grossi delle pietanze per evitare il pericolo di intasamento del filtro con conseguente riduzione dell’efficacia del lavaggio
  • Utilizzare il ciclo intensivo solo nei casi in cui sia veramente necessario, quando cioè le stoviglie sono particolarmente sporche: lava in tempi molto lunghi, a temperature elevate, quindi con grande consumo di energia.
  • Usare il lavaggio rapido a freddo quando ci sono poche stoviglie da lavare. Questo ciclo consentirà di ultimare il carico a fine giornata, senza cattivi odori ed incrostazioni troppo dure sui piatti in attesa del lavaggio completo.
  • Adottare il programma "economico" per le stoviglie poco sporche. E’ un ciclo di lavaggio a temperatura più bassa che, a volte, non prevede la fase di asciugatura consumando così meno energia.
  • Utilizzare esclusivamente detersivi specifici per lavastoviglie e rispettare le dosi consigliate dalle case produttrici: una quantità maggiore di detersivo non lava di più, ma inquina di più.
  • Far funzionare la lavastoviglie solo a pieno carico: il consumo di elettricità e di detersivo è uguale sia con l’apparecchio pieno che vuoto.
  • Eliminare l’asciugatura con l’aria calda. La semplice circolazione dell’aria, aprendo lo sportello a fine lavaggio, è sufficiente ad asciugare le stoviglie e consente un risparmio di circa il 45% di energia, riducendo la durata del ciclo di almeno 15 minuti.

Lo scaldacqua
La quantità di energia necessaria per garantire l’utilizzo medio giornaliero di acqua calda (150 litri a 48°C) è di 5,7 kWh. Considerando un consumo pressoché costante durante tutto l’arco dell’anno, si ottiene un fabbisogno energetico di 2098 kWh/a. Si tratta di una quantità modesta, se paragonata al consumo annuo per il riscaldamento (valutabile tra il 10 ed il 20% di esso)
Si possono utilizzare diversi dispositivi:

  • Lo scaldacqua istantaneo a gas, da solo o inserito nella caldaia monofamiliare
  • Il bollitore ad accumulo, collegato alla caldaia condominiale
  • Lo scaldacqua elettrico
  • Lo scaldacqua solare

L’energia solare è molto adatta a produrre acqua calda ad uso sanitario, perché si tratta di un consumo costante tutto l’anno. Quando manca il sole, si utilizza il gas in inverno, mentre in estate può bastare anche una resistenza elettrica (solo in situazioni di estrema necessità). Lo scaldacqua istantaneo a gas è un sistema molto efficiente, mentre quello elettrico comporta un grosso spreco.

Alcuni piccoli consigli:

- Al momento dell’acquisto scegliere un apparecchio a gas piuttosto che elettrico.

  • Regolare il termostato che imposta la temperatura dell’acqua calda al valore consigliato dalla legge (48°C, con un margine in più o in meno di 5 gradi).
  • Cerchiamo di programmare l’accensione con un timer (quel dispositivo che regola automaticamente accensione e spegnimento).
  • Effettuiamo periodicamente la manutenzione per eliminare calcio e incrostazioni.
  • Se è possibile, installare un pannello solare. Oltre ad un minor inquinamento dell’ambiente risparmieremo energia. Una volta ammortizzato il costo dell’impianto si disporrà di acqua calda gratuita ed ecologica.
  • Installare lo scaldacqua vicino al punto di utilizzo per evitare inutili dispersioni di calore dell’acqua calda attraverso i tubi.
  • Evitare di fare bagni frequenti nella vasca, preferendo le docce.

Il Forno
Quale tipo di forno consuma meno: elettrico, a gas o a microonde?
I tempi di cottura e la potenza assorbita dal forno a microonde sono inferiori rispetto al forno elettrico (con una riduzione dei consumi di oltre il 50%); il forno a gas è invece preferibile a quello elettrico per ragioni economico-ambientale (il gas costa meno dell’elettricità e a parità di calore fornito inquina 3 volte in meno).
Il forno a microonde (onde elettromagnetiche ad alta frequenza prodotte da energia elettrica) riscalda le parti liquide degli alimenti, grazie all’assorbimento di energia elettromagnetica da parte dell’acqua in esse contenuta; ecco perché, ad esempio, il "ripieno" di un alimento risulta più caldo delle parti esterne.
Il forno a microonde genera al suo interno onde ad alta frequenza (2.450 MHz). In caso di uso corretto e di corretta manutenzione la tenuta dei forni a microonde è garantita da sportelli particolari e dalla presenza di una o più schermature della cassa. Può a volte succedere, soprattutto nei forni più vecchi ed usurati, che questi non siano ben schermati permettendo l’uscita di campi elettromagnetici ad alta frequenza durante il loro funzionamento.
A prescindere dai risultati abbastanza rassicuranti di vari studi, è comunque buona norma che le donne in gravidanza ed i bambini non sostino in prossimità del forno quando è acceso.

Alcuni piccoli consigli:

  • Evitare di aprire il forno durante la cottura per evitare dispersioni di calore.
  • Spegnere il forno prima della fine della cottura: il calore residuo può completare la cottura dei cibi.
  • Regolare il termostato opportunamente con temperature rapportate al tipo di cibo da cuocere
  • Ricordiamoci di utilizzare, se presente, il temporizzatore (il così detto orologio) con il quale poter programmare i tempi di cottura.
  • Per cuocere delle quantità limitate di cibo, invece di utilizzare il forno elettrico della cucina, è più conveniente servirsi di piccoli forni autonomi che, avendo una ridotta cubatura interna, consentono un notevole risparmio di energia e al contempo riducono i tempi di cottura.
  • Il forno a gas è più efficiente ed ecologico di quello elettrico.

Televisore,Videoregistratore, Hi-Fi e Computer
Sempre più spesso nelle nostre abitazioni utilizziamo queste apparecchiature dai consumi specifici alquanto ridotti ma che possono diventare non trascurabili se rapportati alle effettive ore di funzionamento. La maggior parte di esse è collegata stabilmente alla linea elettrica delle nostre case e anche quando l’apparecchiatura non è in funzione (in stand-by) vi è sempre un piccolo consumo energetico che diventa importante se rapportato alle ore totali di non funzionamento. Un televisore della potenza di 100 W utilizzato quotidianamente per 4 ore con il resto delle ore in stand-by ha un consumo annuo di 235 kWh, mentre lo stesso televisore utilizzato quotidianamente per 4 ore con il resto delle ore spento ha un consumo annuo di 130kWh.
Un videoregistratore della potenza di 80 W utilizzato quotidianamente per 2 ore con il resto delle ore in stand-by ha un consumo annuo di 165 kWh, mentre lo stesso videoregistratore utilizzato quotidianamente per 2 ore con il resto delle ore spento ha un consumo annuo di 55 kWh.

Alcuni piccoli consigli:

  • Alla sera e quando non si è in casa è conveniente spegnere, scollegandolo dalla linea elettrica, il televisore e le altre apparecchiature elettroniche. Evitare di mantenere le apparecchiature in stand-by, è meglio spegnerle del tutto.
  • Abilitare la modalità "risparmio" sui computer o usare programmi che anneriscono lo schermo.
  • Per pause che superano i 10 minuti è opportuno almeno spegnere il monitor del computer. È falsa l’idea che l’accensione e lo spegnimento ripetuto di un computer lo danneggi.

Spegnere gli apparecchi completamente, scollegandoli dalla rete elettrica (oggi si trovano in commercio le "ciabatte" con interruttore per rendere più agevole l’operazione), significa meno consumi, meno calore, meno rumore, meno inquinamento elettromagnetico.

Risparmiando energia si contribuisce anche al miglioramento della qualità dell'aria, tema che ha un ruolo fondamentale per la salute di noi tutti. Infatti risparmiare energia significa bruciare meno combustibile sottraendo meno ossigeno all'aria e riducendo le emissioni inquinanti. Tutto ciò si può sicuramente tradurre in un ambiente urbano più vivibile a costo pressoché nullo.

Commenti